Per molti italiani il compimento dei 67 anni coincide con il traguardo della pensione.
Ma raggiungere quella che comunemente viene definita “età pensionabile” non significa automaticamente poter smettere di lavorare o ricevere l’assegno previdenziale.

La normativa italiana, infatti, prevede requisiti ben precisi che non riguardano soltanto l’età anagrafica. In alcuni casi, anche chi ha lavorato per molti anni potrebbe ritrovarsi senza il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria.
Vediamo quali sono le regole in vigore e quali alternative esistono per chi non riesce a soddisfare tutti i requisiti richiesti.
Pensione di vecchiaia a 67 anni: quali requisiti servono davvero?
Fino alla fine del 2026, l’accesso alla pensione di vecchiaia ordinaria richiede il possesso di due condizioni fondamentali:
- aver compiuto 67 anni di età;
- aver maturato almeno 20 anni di contributi previdenziali.
La presenza del solo requisito anagrafico non è quindi sufficiente. Chi non raggiunge il minimo contributivo previsto dalla legge non può ottenere la pensione di vecchiaia, salvo alcune deroghe particolari applicabili solo in specifiche situazioni.
Ho 18 anni di contributi: posso andare in pensione a 67 anni?
La risposta, nella maggior parte dei casi, è no.
È il caso, ad esempio, di una lavoratrice che abbia versato contributi dal 1993 al 2011, accumulando complessivamente 18 anni di anzianità contributiva. Pur avendo raggiunto i 67 anni, non potrà accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria perché non soddisfa il requisito minimo dei 20 anni.
Per chi si trova in questa situazione è fondamentale verificare l’eventuale presenza di deroghe normative oppure valutare altre forme di sostegno economico.
Anche con oltre 20 anni di contributi si può restare senza pensione
C’è poi un’altra circostanza che spesso sorprende molti lavoratori.
Chi ha iniziato a versare contributi esclusivamente dopo il 31 dicembre 1995 rientra nel sistema contributivo puro e deve rispettare un ulteriore requisito: l’importo della pensione maturata deve risultare almeno pari all’assegno sociale.
Questo significa che anche chi ha superato la soglia dei 20 anni di contributi potrebbe non riuscire ad andare in pensione a 67 anni.
Il caso di chi ha lavorato part-time con stipendi bassi
Pensiamo a una lavoratrice che compia 67 anni nel 2026 e abbia maturato 22 anni di contributi attraverso rapporti di lavoro part-time, con retribuzioni comprese tra 500 e 700 euro mensili.
In questo caso il diritto alla pensione dipenderà dall’importo dell’assegno calcolato dall’INPS. Se la pensione risulterà inferiore alla soglia minima prevista per i contributivi puri, il pensionamento potrebbe essere rinviato.
Per questo motivo è sempre consigliabile richiedere una simulazione della propria posizione previdenziale prima del raggiungimento dell’età pensionabile.
L’assegno sociale può diventare l’unica alternativa
Quando non si maturano i requisiti necessari per ottenere la pensione di vecchiaia, entra in gioco una misura assistenziale molto importante: l’assegno sociale.
Non si tratta di una pensione vera e propria, ma di un sostegno economico destinato alle persone in condizioni reddituali disagiate che abbiano raggiunto l’età prevista dalla normativa.
Per molti cittadini rappresenta una vera e propria rete di sicurezza.
Quanto spetta di assegno sociale nel 2026?
Nel 2026 l’assegno sociale è pari a:
- 546,24 euro al mese;
- 7.101,12 euro annui.
L’importo pieno viene riconosciuto esclusivamente a chi non possiede alcun reddito.
Se il beneficiario dispone di redditi inferiori alle soglie stabilite dalla legge, l’assegno viene ridotto proporzionalmente. Al superamento dei limiti reddituali previsti, invece, il diritto alla prestazione si azzera.
Quali sono i limiti di reddito?
L’assegno sociale può essere riconosciuto a chi possiede redditi inferiori all’importo annuo della prestazione.
Nel caso delle persone coniugate, il reddito complessivo della coppia non deve superare il doppio della soglia prevista.
Per questo motivo è indispensabile valutare attentamente la propria situazione economica prima di presentare domanda.
Cosa fare se si è vicini ai 67 anni
Chi si avvicina all’età pensionabile dovrebbe controllare con anticipo la propria posizione contributiva presso l’INPS.
Verificare il numero di anni effettivamente accreditati, simulare l’importo della futura pensione e conoscere le eventuali misure assistenziali disponibili consente di evitare spiacevoli sorprese e di programmare con maggiore serenità il proprio futuro.
In sintesi
Avere 67 anni non garantisce automaticamente il diritto alla pensione. Servono almeno 20 anni di contributi e, per chi rientra nel sistema contributivo puro, anche il rispetto di una soglia minima dell’importo pensionistico.
Chi non riesce a soddisfare questi requisiti potrebbe comunque accedere all’assegno sociale, purché rientri nei limiti di reddito previsti dalla normativa. Informarsi per tempo resta la scelta migliore per affrontare senza incertezze il passaggio dal lavoro alla pensione.